Architetture e beni artistico-storici di Napoli

La storia: Antica | Bizantina | Angioina | Aragonese | Vicereale | Barocca | Settecento | Ottocento |

Chiesa del Gesù Nuovo

Avendo necessità di una nuova sede, i gesuiti comprarono il quattrocentesco palazzo dei Sanseverino, principi di Salerno, e affidarono il progetto della chiesa a padre Giuseppe Valeriano, che dell'antico palazzo nobiliare lasciò solo la stupenda facciata con bugnato a punta di diamante realizzata nel 1470 da Novello da San Lucano.
L'interno, caratterizzato da una pianta a croce greca a tre navate con bracci inclusi nel perimetro, è interamente e fastosamente rivestito da paramenti marmorei e cicli di affreschi, più volte restaurati per i danni provocati da numerosi e spesso gravi incidenti.
Generalmente considerata una delle più significative espressioni del barocco napoletano, nella chiesa dobbiamo anche rilevare la presenza, niente affatto trascurabile, di artisti della tarda generazione manierista.
Belisario Corenzio, autore di gran parte degli affreschi della chiesa, Azzolino, Imparato, Santafede o gli scultori Pietro Bernini, Naccherino, D'Auria, Montani, solo per citare i nomi più famosi, impegnati prevalentemente nella decorazione della cappella Borrello (I destra), Muscettola e Fornaro (I e II sinistra).
Di Giovanni Lanfranco purtroppo rimangono, dopo il crollo della cupola, solo i quattro Evangelisti del 1638 affrescati sui pennacchi; Massimo Stanzione affrescò la volta del presbiterio con Storie della Vita della Madonna tra il 1639-40.
Cosimo Fanzago fu il geniale inventore di quel complesso spazio scenografico che è il Cappellone di Sant'Ignazio di Loyola, dove le due monumentali ed esagitate figure di David e Geremia si protendono con audacia dalle nicchie della grande cona marmorea, chiusa in alto dai dipinti di Jusepe de Ribera raffiguranti Storie della Vita di Sant'Ignazio, del 1643 circa (parzialmente distrutti dai bombardamenti del 1943).
Di Fanzago è anche la statua di Sant'Ambrogio posta nel cappellone destro (dedicato a San Francesco Saverio); in alto le tre tele sono di Luca Giordano dipinte in quella fase intensamente barocca che precede il viaggio in Spagna del 1692.
Un singolare episodio di cultura religiosa e artistica del XVII secolo è rappresentato dalla lipsanoteca nella cappella di Sant'Anna (a destra dell'altare maggiore): due grandi reliquiari di Domenico di Nardo con 64 busti di santi in legno dipinto inseriti entro uno spettacolare apparato di cornici intagliate e dorate.
Dalla crociera si accede alla sacrestia, armonioso e raffinato ambiente (purtroppo molto danneggiato da un incendio), con affreschi di Aniello Falcone dipinti entro il 1652, racchiusi da cornici in stucco dorato, armadi lignei attribuiti a Fanzago e un preziosissimo altare in commesso marmoreo di Dionisio Lanzari del 1658.
Tra gli interventi settecenteschi il più famoso e celebrato è l'affresco di controfacciata di Francesco Solimena con La cacciata di Eliodoro dal Tempio, firmato e datato 1725.
Di notevolissimo effetto scenografico è la Tribuna, con interventi ottocenteschi di R. Postiglione per l'altare maggiore e A. Busciolano per le statue di marmo dell'Immacolata e dei Santi Pietro e Paolo.
Dell'antico complesso gesuitico facevano parte, insieme alla chiesa, due altri edifici che l'affiancavano e che, rimaneggiati, ospitano la Scuola Magistrale Pimentel Fonseca, la Scuola Media Ugo Foscolo e il Liceo Classico Antonio Genovesi.
Degli antichi ambienti rimangono pressoché integri solo 1'Oratorio delle Dame, oggi adibito a palestra ginnica, 1'Oratorio dei Nobili usato come Aula Magna e la sua sacrestia oggi androne del Liceo Genovesi.
Nell'Oratorio dei Nobili, al centro del soffitto vi è l'affresco con Natività della Vergine di Battistello Caracciolo (siglato sul sostegno del bacile), opera del 1630 circa, incorniciato da una fascia di affreschi, con figure allegoriche e motivi decorativi, di Giovanni Lanfranco.
L'attiguo Oratorio delle Dame, che accoglieva un tempo la Congrega dei Mercanti, è affrescata da Belisario Corenzio tra il 1638 e il 1645 con un complesso ciclo di Storie Mariane.
Completamente snaturata è l'antica sacrestia dell'Oratorio dei Nobili, di cui rimane integra solo la decorazione plastica ideata da Giovan Domenico Vinaccia nel 1682 con dodici busti di apostoli, la Vergine e il Cristo benedicente, entro ridondanti cornici di stucco e una ricca decorazione con putti, conchiglie e motivi ornamentali.
(Angela Schiattarella)

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