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La
Storia di Napoli : L'Ottocento
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Gioacchino
Murat
(1808-1815)
G.B.Amendola - 1888
Facciata Palazzo Reale
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Gli interventi ottocenteschi caratterizzano
tuttora il tessuto urbano di Napoli nei suoi
tratti fondamentali; già nel decennio
francese e durante il secondo periodo borbonico
venne dato grande spazio alle opere pubbliche:
le iniziative e i progetti per la ristrutturazione
di zone antiche della città, l'edificazione
di nuovi complessi e di edifici destinati ad
essere sede di pubbliche istituzioni, l'apertura
di nuove arterie, assecondarono la passione
tipicamente borbonica per i grandi progetti
edilizi.
Dal 1806 la città attraversò un
periodo di serenità e stabilità
e nel corso del regno di Giuseppe Bonaparte
venne realizzata la strada che dal Museo rendeva
più facile l'accesso alla reggia di Capodimonte,
inaugurata nel 1810 da Gioacchino Murat.
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| Questi
volle la sistemazione neoclassica con lo scenografico
colonnato semicircolare di ordine dorico disegnato
da Leopoldo Laperuta del grande spazio davanti
al Palazzo Reale, condotta a termine dopo la restaurazione
borbonica; la definizione della piazza, che aveva
previsto l'abbattimento degli edifici e delle
chiese preesistenti, proseguì con l'edificazione
(iniziata nel 1817) della chiesa di San
Francesco di Paola, progettata dall'architetto
luganese Pietro Bianchi e dotata di una cupola
dall'alto tamburo e facciata preceduta da un pronao
ad imitazione del Pantheon. |
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Chiesa
di S.Francesco Di Paola
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Chiesa
di S.Francesco Di Paola
(Cartolina
d'epoca)
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A
Napoli lo stile neoclassico ebbe una diffusione assai
vasta improntando il carattere di intere strade, piazze
ed ambienti nuovamente configurati.
Accanto all'edilizia pubblica per la quale citiamo
ad esempio l'elegante edificio dell'Osservatorio
Astronomico e l'originale facciata del Teatro
San Carlo, emergono, significative dal punto di vista
artistico ed urbanistico, alcune architetture residenziali
che, pur nel gusto classicheggiante, rivelano aspetti
già legati ad una sensibilità di tipo
romantico: sulla collina del Vomero Antonio Niccolini
creò per Ferdinando I il raffinatissimo complesso
della Floridiana (1817-19) con la contigua Villa Lucia,
casina di gusto pompeiano nata come sala da ricevimento
e 'kaffeehaus'.
La palazzina neoclassica, destinata ad essere la residenza
di villeggiatura di Lucia Migliaccio Duchessa di Floridia,
e immersa in un verde percorso da viali movimentati
e abbellito da episodi concepiti con la libertà
tipica del giardino 'all'inglese'.
Nel quartiere di Chiaia, che in seguito alla sistemazione
della spiaggia a Villa Reale diventerà l'area
residenziale preferita dall'aristocrazia napoletana,
venne realizzata negli anni Trenta in forme neoclassiche
la Villa Acton, oggi Villa Pignatelli: concepita come
una residenza estiva, è anch'essa un insieme
molto particolare dal punto di vista ambientale per
il contatto diretto che il suo parco ha con il mare.
La varietà di stili prevista dal giardino romantico
- Niccolini aveva progettato per il parco della Floridiana
anche un monumento egittizzante - trova ulteriore
espressione nel gusto neo-egizio del Tondo di Capodimonte
(1836) ed è una delle anticipazioni dell'eclettismo
stilistico che si articolerà in modo vario
nella città durante la seconda metà
del secolo di cui abbiamo un esempio tardo, ma di
carattere romantico nei tipi edilizi neo-medievali
e neo-rinascimentali pensati da Lamont Young per il
Parco Grifeo.
Dal 1839 è presente a Napoli un consiglio edilizio
che comprendeva i maggiori architetti del momento,
e che fu utile allo sviluppo di una concezione razionale
delle modificazioni urbanistiche.
Del consiglio fece parte Enrico Alvino, al quale dobbiamo
uno dei progetti di ammodernamento della Villa Reale
('Nazionale' dopo l'annessione della città
al Regno d'Italia, 'Comunale' dal 1869) e la nuova
strada via Caracciolo che doveva costeggiarla.
Il progetto prevedeva il rinnovo della sistemazione
stilistica della Villa, già arredata con statue
durante i decenni precedenti: Alvino pensò
a molti episodi di 'revival' e a moderne strutture
in ferro e vetro.
L'unico ad essere realizzato tra i padiglioni progettati
fu la Cassa Armonica (1877), una struttura leggera
ed elegante, funzionale dal punto di vista acustico,
definita da sottili colonnine di ghisa e dal tetto
poligonale in vetro.
Nel 1872 venne costruita all'interno della Villa la
Stazione
Zoologica, che contiene una interessante testimonianza
figurativa: si tratta della decorazione pittorica,
con scene della vita del mare e composizioni simboliste,
della 'sala affreschi', così denominata sebbene
la decorazione non sia eseguita a fresco; realizzata
nel 1873 da Hans Von Marees con la collaborazione
dello scultore Adolf von Hildebrand, e ritenuta un
manifesto del puro visibilismo, e rimanda alla grande
pittura romantica tedesca.
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Osservatorio
Astronomico
L'ingresso
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Teatro S.Carlo
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Villa Pignatelli
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Villa
Reale a Mergellina
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Vittorio
Emanuele II
(1861-1878)
F.Jerace- 1888
Facciata Palazzo Reale
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Villa
Reale
La Cassa Armonica di E. Alvino
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Acquario
Stazione zoologica Dohrn
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Acquario
Affresco di H. von Marees
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Accademia
delle
Belle Arti
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Duomo
La facciata
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Università
degli Studi
La facciata
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Piazza
S.Ferdinando
oggi p.zza Trieste e Trento
Veduta del TeatroS.Carlo a destra
e la Galleria al centro
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La
Galleria Unberto I
Decorazioni di E.di Mauro e A.Curri
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Ad Enrico Alvino dobbiamo altri esempi di revival
stilistico presenti in città, come l'edificio
neo-quattrocentesco dell'Accademia
delle Belle Arti (1863), centro della pittura
napoletana dell'Ottocento dove convennero le più
valide personalità artistiche; l'Accademia
continuò ad avere un ruolo di preminenza nella
formazione degli artisti napoletani anche nel momento
in cui, intorno alla fine degli anni Sessanta del
secolo, a Napoli si formarono scuole antiaccademiche
di pittura.
Nel 1876 Alvino progettò il rifacimento in
stile gotico della facciata del Duomo,
secondo un concetto di restauro tipicamente ottocentesco
che voleva per i monumenti il ripristino 'in stile'
delle parti mancanti.
Verso la fine del secolo anche Napoli vide un intervento
governativo per operazioni di sventramento dei cosiddetti
'quartieri bassi', deliberate nel 1885 ma iniziate
solo nel 1889, e finalizzate al raggiungimento di
un maggiore ordine urbanistico e di una percorribilità
regolare e veloce, oltre che alla risoluzione delle
precarie condizioni igieniche della città mediante
lo 'squarcio' delle zone malsane nei quartieri Porto,
Pendino, Mercato e Vicaria; in nome di tale razionalizzazione
urbanistica, e soprattutto con l'apertura dell'asse
di via Duomo e la creazione del corso Umberto, il
cosiddetto Rettifilo, furono sacrificate molte fabbriche
storiche, e antiche chiese scomparvero o vennero stravolte.
Gli edifici del Rettifilo mostrano una concezione
ufficiale, 'di parata', dell'eclettismo stilistico
del tardo Ottocento: la facciata dell'Università
degli Studi (1898) riprende pesantemente moduli neoclassici,
mentre possiamo ritenere il Palazzo della Borsa un
esempio altrettanto monumentale ma più armonico
dell'architettura eclettica del risanamento napoletano.
Il campo di interventi di ristrutturazione della città
investì anche la zona di Santa Brigida, dove
fu costruita la Galleria Umberto I, inaugurata nel
1892; la struttura architettonica, decorata da Ernesto
di Mauro ed Antonio Curri ad intrecci di fogliami
su fondi dorati, risolve felicemente il contrasto
creato dalla diversa natura dei materiali utilizzati:
la muratura dei pilastri e il ferro e vetro della
copertura, adottati in linea con le istanze innovative
dell'architettura della fine del secolo, avviata al
modernismo e alle tecnologie industriali.
(Silvia Cocurullo)
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nel
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